I miei vestiti dormono soltanto quando io sono sveglio, ma di notte, approfittando del mio sonno, si scambiano parole e canti uscendo allo scoperto! Si sollevano per vestire i fantasmi del buio, aprono porte e finestre per ospitare anche i loro compagni orfani: quelli che vagano per le strade deserte non avendo ancora trovato loro dimora. Spesso nel buio, accendono le luci che non si vedono e danzano volteggiando nell’aria, s’impossessano di mobili e piccoli oggetti di casa provocando disordini e silenziosi fracassi. Poi, in un baleno, non appena appare la vera luce, tutto torna al suo posto; rientrano nei cassetti e sulle croci per restare immobili sino alla successiva sera. Ogni notte è sempre così, ma una volta accadde qualcosa che confermò i miei sospetti. Quando all’improvviso mi svegliai e spinsi l’interruttore dell’abasciour, non si accese, ma io credetti ugualmente di vedere la solita luce! Ma era la luce che appartiene ai fantasmi e neppure loro si accorsero che io stavo sveglio. Indossavano tutti i miei vestiti, anche quelli fuori stagione e persino la biancheria intima! Mi trovavo in un mondo tutto nuovo che avrebbe dovuto farmi paura, invece provavo dolce sensazione di pace e, come se tutto fosse normale, entravo a far parte di quella combriccola invisibile come se non fosse la prima volta. Ancora oggi accade spesso, peccato che nessuno ci crede, eccetto chi legge conoscendo chi scrive!
Non mi lasci pensare, mi stringi di parole e l’una dopo l’altra le lanci sulla pagina della mia lealtà. Resto confuso; portami rispetto per quel che è stato, per quel che stavo per fare passando dall’ultima cima del monte in valle oltre la buca scavata nel fango. Ho sofferto tanto, ho sofferto quel che non potevo sapere; è stata una prova durissima, non avara di dolori e momenti e sofferenti lunghi giorni. Un segno tangibile di come è possibile patire per quel che prima, e solo prima, appariva evanescente, fatto solo di pensieri all’apparenza insensati e senza un fine. Adesso hai capito che questa è stata la prova di quel che per te sento, hai capito che non c’è vita per me senza la tua presenza, che non posso guardar nulla e parlar di nulla se tu manchi dalla mia visione. Se sono cortese e gentile, attento e premuroso con altri è parte dell’animo mio e non per motivi o pensieri diversi. Sei tu, solo tu e sempre tu la donna che amo, non ci sarà mai nessun’altra, non potrà mai essercene altre! Tu sei la donna che ha tutto il mio cuore, non un puntino può esser dato ad altre, l’amore non è divisibile se è amore vero.
Ogni volta attendo un cenno, un tocco leggero, anche un sibilo sottile e lontano di quel percepibile silenzio consentito solo all’anima quieta. Ogni volta invece sento il nulla, meno che nell’assoluto del vuoto, meno di ciò presente nell’infinitesimale assente. Eppure la mia ragione è su questo muro dell’intangibile che batte forte più che sulla montagna più alta del mondo. Per mia debolezza o per mia forza s’eleva invalicabile questa barriera che m’impedisce d’andare oltre e raggiungerti. Se avessi il volto dal filo di un rasoio e tutto il corpo sottile come puntini tra di loro uniti, allora sì che potrei passare per quella crepa quasi invisibile che ancora a te mi lega, ma ho corpo saldamente legato a questo posto e non posso farlo ed allora non mi resta che piangere.
Tocco nota alta
di pianoforte
e sollevo
pensiero bianco
sul nascere
come sottile d’aria
di musica dolce
tocca
amore lontano.
S’avvolge
copre e canta
l’andante al corpo
e giunge
dove parola tace
e silenzio dimora.
Adesso
l’opera è più bella
adesso
l’armonia
è nell’ora infinita
del tempo.